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Il premio Paquita

Inserito in Storia

Antico manuale magico birmano

il premio "Paquita" al miglior gatto nato ed allevato in Italia viene assegnato in alcune esposizioni e si richiama ad una tradizione che viene da lontano

Nella  Birmania antica, una consuetudine secolare, ripresa negli anni ’80 dal club AGaBi per merito dell’allevatore americano Jerry Bartko, storico ed esperto orientalista oltre che caro e rimpianto amico, era quella del collare d'argento con campanelle.
All’epoca Jerry aveva inviato dagli USA alcuni collarini da lui fatti fabbricare, copie di quelli utilizzati dai monaci nei Templi della antica Birmania.
In Birmania alcuni gatti venivano realmente tenuti nei Templi come sacri, i monaci se ne prendevano cura, come la leggenda racconta, e facevano loro indossare un collarino d’argento con le campanelle.
I collarini con sonagli di argento puro avevano lo scopo di mettere in guardia gli uccelli dalla possibile attività predatoria dei felini e, nello stesso tempo, generavano un suono limpido (argentino) in armonia con la purezza e santità della preghiera.
Avevano inoltre un contenuto simbolico e ritualistico connesso al numero fisso delle campanelle (sette) e ai tratti tra le stesse. Ogni campanella aveva il suo nome ed il suo significato e così ogni tratto di maglia interposto.
I significati attribuiti ai collari e ai loro elementi costitutivi erano probabilmente derivati dal “Traipětâk”, uno dei più antichi Canoni buddhisti giunti fino a noi, e dovevano rappresentare un costante richiamo per i monaci alla via della virtù.

Ci sembra che associare il gatto sacro ad una millenaria tradizione possa in parte spiegare il fascino particolare che tale razza suscita nel cuore e negli occhi di chi la ammira.

Questo premio ricorda Paquita la prima birmana giunta in Italia nel 1979 e prima birmana iscritta al Libro Origini italiano, l’antenata dei birmani italiani ai quali, con amore, il premio è rivolto.

ecceterapicc

souvenir d'une Dame inoubliable

Inserito in Storia

Madame Suzanne Arelli: una donna indimenticabile per la sua dedizione silenziosa ma costante e puntuale alla Segreteria della FFF della quale è stata un pilastro.

Ne ricordiamo la classe, l'eleganza e la misura e, soprattutto, la passione per il gatto. Ha arricchito di valori, oggi fuori moda e perciò ancor più rari e preziosi, chiunque l'abbia conosciuta.

 

arelli

La Leggenda del gatto Sacro di Birmania

Inserito in Storia

In un tempio della lontana Birmania si adorava una dea tutta d’oro con gli occhi color zaffiro. Qui i monaci vivevano in pace e serenità con i loro cento gatti bianchi.
Un giorno il tempio fu invaso da predoni che uccisero il Gran Sacerdote mentre, con a fianco il suo gatto bianco, stava in meditazione davanti alla statua della dea.
Non appena l’animale vide il suo padrone steso al suolo, salì sopra il corpo inanimato fissando la dea negli occhi come a chiedere vendetta.